In un mondo spesso popolato da maghi e chiromanti, David Viney illustra in modo chiaro e diretto un metodo logico e privo di alchimie per aumentare la visibilità del proprio sito web su Google. Perchè solo su Google? Per prima cosa perchè Google ha in mano circa il 75% del maecato dei motori di ricerca in Europa e Nord America ed in secondo luogo perchè ottimizzando un sito per Google lo si ottimizza anche per la maggior parte dei restanti motori di ricerca.
Il metodo descritto è relativamente semplice e consiste (molto in breve) nell’ottimizzazione del codice all’interno delle pagine utilizzando ‘frasi che pagano’ e nel cercare di ottimizzare i link in entrata.
Lo sapevate già? Bene anche io ma nel libro ho trovato molte informazioni interessanti e soprattutto ho trovato un metodo ripetibile e verificabile.
Come appunto, ho notato che ad un certo punto l’autore suggerisce di indicare a Google la sede del prorio business all’interno del tag <address>. Dal mio punto di vista questa pratica andrebbe sostituita con l’utilizzo dei microformati più idonei ed ora sembra ‘pienamente’ accettati da Google.
Il libro si articola in 7 steps:
- Phrases that pay
- Courting the crawl
- Priming your pages
- Landing the links
- Paying for position
- Making the map
- Tracking and tuning
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febbraio 1st, 2010 alle ore 3:05 am
Ciao Maurizio,
e piacere di conoscerti.
Pare interessante questo testo ma spero ci siano nuove edizioni da quella del 2008
Una cosa, conosco il tag ma potresti farmi un esempio di utilizzo? Voglio dire in che constesto?
oppure e’ ormai ampiamente superato/ obsoleto
Saluti
febbraio 1st, 2010 alle ore 11:27 am
Ciao Carlo,
Quando ho letto il libro (inizio 2009), il libro era da poco uscito e non credo che esistano versioni aggiornate.
Tra l’altro anche il sito dell’autore sembra essere fermo a fine 2008…
Comunque ritengo ancora questo libro un’ottima lettura in quanto è vero che i motori di ricerca (leggi google) sono in perenne e continuo aggiornamento, ma le linee guida (illustrate nel libro) sono oramai chiare: ‘Creare contenuti per gli utenti non per i motori’.
Per quanto riguarda il tag
io non lo userei e mi rivolgerei ai microformati.